.
Annunci online

  ariafritta [ ...un sottoprodotto dell'effetto serra... ]
         

-------

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

(Art. 41 Cost. Italiana)

-------


2 ottobre 2007

10 miliardi



La terra a quota 10 miliardi(*)
Massimo Livi Bacci


Nello scorso mese di marzo, le Nazioni Unite hanno rese pubbliche stime e proiezioni della popolazione mondiale fino alla metà del secolo. Poiché gli andamenti demografici sono guidati da robuste forze d'inerzia, le previsioni, anche se spinte a qualche decennio di distanza, offrono un quadro sufficientemente robusto del futuro. Poiché la "bomba" demografica - come si diceva un tempo - non è più di moda, si è data poca attenzione ai risultati aggiornatissimi delle analisi. Eppure l'opinione pubblica è fortemente interessata dai grandi fenomeni planetari come l'accumulo dei gas serra ed il riscaldamento globale, la penuria dell'acqua e la desertificazione, la globalizzazione ed i mutamenti della geopolitica. Sono fenomeni che hanno tra le loro cause primarie l'andamento della popolazione, cioè dell'aggregato che consuma e che produce, che provoca nuovi squilibri e spinge alla ricerca di nuovi.

Dove va la popolazione mondiale? Sostituendo (ma solo per comodità) l'indicativo al condizionale, la popolazione del mondo, oggi di 6,7 miliardi, crescerà di altri 2,5 miliardi nei prossimi 43 anni fino a 9,2 nel 2050. L'aumento che si realizzerà nel periodo indicato è equivalente al numero di abitanti raggiunto (dopo un cammino di varie decine di migliaia di anni) nel 1950. Tutto l'incremento avverrà nei paesi in via di sviluppo (che passeranno da 5,5 a 8 miliardi di abitanti) perché in quelli ricchi la popolazione resterà all'incirca invariata (1,2 miliardi) grazie al sostegno dell'immigrazione e ad un trasferimento netto dai paesi in via di sviluppo (probabilmente sottostimato) dell'ordine di 2 milioni di persone all'anno. Il colossale sviluppo cumulativo della popolazione cela, tuttavia, la previsione di una robusta frenata della velocità di aumento: nel 2005 si sono aggiunti allo stock della popolazione 78 milioni di individui, ma nel 2050 se ne aggiungeranno "appena" 30.

Il futuro è pesantemente condizionato dall'effettivo contenimento delle nascite nei paesi poveri, che oggi si commisura a 2,7 figli per donna e che si pensa possa ulteriormente diminuire a circa 2 nel 2050, continuando una tendenza alla riduzione in atto da alcuni decenni. Questo implica un rafforzamento delle politiche di sostegno alla regolazione delle nascite, nonostante il venir meno degli aiuti internazionali volti a questo fine. La riduzione delle nascite implica anche che lo sviluppo continui, che sopravvivenza, salute, istruzione, reddito progrediscano, che i genitori possano investire di più sui figli, generandone meno (meno quantità, più qualità). Altrimenti il quadro prospettato non tiene. Se il corso del declino della fecondità fosse più lento, per ogni "decimo di figlio" in più della media di 2 (prevista per il 2050) ci sarebbero, alla stessa data, 230 milioni di abitanti aggiuntivi, ponendo qualche problema in più alla gestione del pianeta.

Sarà bene poi che coloro che vedono nella crescita demografica il germe di tutti le patologie del mondo, si rassegnino. Anche se tutte le donne dei paesi meno sviluppati si limitassero, da oggi, ad un unico figlio, la popolazione continuerebbe a crescere per vari decenni per l'inerzia accumulata insita nella giovane struttura per età. Tuttavia se il sentiero tracciato dalle previsioni fosse confermato, ci sono buone speranze che la spinta alla crescita si esaurisca prima della fine del secolo e che la popolazione del mondo si attesti intorno ai 10 miliardi di abitanti, il limite storico del ciclo secolare di crescita iniziato con la rivoluzione industriale. Ciò significa che il mondo deve attrezzarsi per far posto, nel resto del secolo, a tre miliardi di abitanti in più, tanti quanti se ne sono aggiunti nei quarant'anni trascorsi.

Sotto la potente spinta della demografia, cambierà la geografia demografica e anche quella del potere. Era europeo un abitante del mondo su quattro all'inizio del '900, ma nel 2050 il rapporto sarà di uno a quattordici; c'era un africano ogni undici abitanti nel pianeta nel 1950, ce ne sarà uno ogni quattro o cinque nel 2050. La vertiginosa crescita economica della Cina e dell'India, combinata con la loro massa demografica, farà pendere il baricentro del mondo verso l'Asia. Chi vuole investire sui figli (o sui nipoti) gli faccia imparare il cinese (vista la scarsa inclinazione di questi ad imparare l'inglese). La Cina, che aveva schiacciato il piede sul freno all'inizio degli anni '80 - con la politica del figlio unico - sarà superata dall'India nel 2025. Nel 2050 l'India, con 1,65 miliardi di abitanti, avrà un quarto di miliardo di abitanti più della rivale. Una frenata, quella della Cina, non priva di conseguenze pesanti: tanti figli unici (spesso urbanizzati) si troveranno in capo (metaforicamente) due genitori contadini, lontani, privi del sostegno tradizionale della solidarietà familiare, esclusi dal sistema previdenziale (che non c'è). Altro che la crisi del welfare europeo!

I nove miliardi di terrestri del 2050 avranno presumibilmente un capitale umano assai migliore dei sei miliardi d'inizio secolo: più salute, vita più lunga, migliore istruzione. O almeno così confidiamo, non senza esitazione, perché un'intera regione del mondo, l'Africa sub-sahariana, negli ultimi vent'anni, ha fatto paurosi passi indietro in termini di salute e di sopravvivenza. L'Italia, nel 2050, sarà più piccola, con quattro milioni di abitanti in meno, nonostante un afflusso netto di migranti che le Nazioni Unite - per il solito assai prudenti in materia - ipotizzano sui 140.000 all'anno fino alla metà del secolo. Missione non impossibile, ma doverosa, quella di farne dei cittadini (di fatto, quando non di diritto), anche se fossero di più.

*Editoriale pubblicato su "La Repubblica" l'11 Aprile 2007

Tratto da neodemos.it
Più precisamente, qui

(ah, date un'occhiata al demometro)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. demografia ecosistemi

permalink | inviato da ariafritta il 2/10/2007 alle 20:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



16 settembre 2007

Agricoltura ed erosione nella storia



"Tagliando tutte le foreste che si erano ricostituite dopo la caduta dell'impero romano, gli europei, verso il 1300, devono fare i conti con la scomparsa delle terres novales, vale a dire delle terre rigenerate da quattro secoli di foresta, e le rese crollano passando da 30 a 7 quintali. Questo fatto provocherà le grandi carestie che, a loro volta, favoriscono tre grandi pesti a partire dal 1350 e la scomparsa di metà della popolazione europea. E' ora di sbarazzarsi del mito del progresso continuo che assilla l'umanità dai tempi di Auguste Comte. Non c'è mai stato un progresso continuo, ma solo civiltà che sono nate, si sono sviluppate e sono morte. Le civiltà mediterranee dimostrano chiaramente questi cicli di grandezza e decadenza. Gli studi archeologici mostrano che quando l'agricoltura sedentaria fa la sua comparsa nella mezzaluna fertile, le rese sono dell'ordine di 30 quintali per ettaro. Lo stesso vale per i primi siti agricoli della Grecia, dell'Inghilterra, della Francia e dell'Europa settentrionale. Tali rese, tuttavia, non erano destinate a durare. Già all'epoca di Cristo i suoli della mezzaluna fertile e della Grecia erano stati fortementi erosi. Soltanto quelli dell'Egitto, costantemente rigenerati dalle piene del Nilo, continuavano a mantenere intatte le loro rese. La civiltà egizia, d'altronde, è la sola che sia riuscita a durare 4000 anni in ambiente temperato grazie alla rigenerazione naturale dei suoli: le altre sono durate in genere 2000 anni. Nelle regioni tropicali i contadini asiatici hanno costituito la sola agricoltura durevole grazie alle risaie inondate che proteggono i suoli dall'erosione. Per più di 4000 anni la Cina ha prodotto 30 quintali di riso per ettaro, senza nessun calo nelle rese. Nell'impero romano, destinato a dominare le antiche civiltà mediterranee i cui suoli sono andati in rovina, le rese dei cereali sono elevate, dell'ordine di 20-30 quintali in Italia e fino a 40 quintali per ettaro nelle province ricchissime come la Tunisia e la Sicilia. Attualmente, con i concimi, la Tunisia produce 10 quintali per ettaro, il che dà un'idea dell'intensità della distruzione dei suoli produtta dall'agricoltura tramite l'aratura. Questa distruzione dei suoli favorirà la caduta dell'impero romano e per quattro secoli (dal IV all'VIII) in Europa le morti saranno superiori alle nascite e la foresta riguadagnerà le terre abbandonate dagli uomini. Per quattro secoli le foreste fertilizzeranno i suoli con il loro humus e con la risalita biologica degli elementi nutritivi operata dalle radici profonde degli alberi. Tale rigenerazione si arresterà con Carlo Magno, che pacifica l'Europa permettendo ai monaci di dissodare di nuovo la foresta. La grande fertilità dei suoli rigenerati permetterà per quattro secoli l'esplosione della civiltà romanza e della popolazione europea. Poi, le grandi carestie del 1300 provocheranno una fase di ristagno fino al XVIII secolo." 

(BOURGUIGNON, CLAUDE; BOURGUIGNON, LYDIA: Il suolo un patrimonio da salvare; Slow Food Editore; Bra (CN); 2004; pagg. 163-164)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ecosistemi

permalink | inviato da ariafritta il 16/9/2007 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



15 settembre 2007

Dal ciclo di DUNE


"La cosa che gli ignoranti non capiscono è che un ecosistema è un sistema. [...] Ciascun sistema si trova in uno stato di equilibrio dinamico che può essere distrutto da un solo passo falso in una sola nicchia ambientale. Un sistema ecologico fluisce da una fase all'altra... ma se qualcosa interrompe il flusso, l'ordine collassa. L'individuo privo di preparazione potrebbe non vedere il collasso in arrivo finché non è troppo tardi"

- Pardot Kynes, planetologo imperiale.

(HERBERT, BRIAN; ANDERSON, KEVIN J.: Preludio a Dune. 2 - Il Duca Leto; Mondadori; Milano; 2002: pag. 96)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. fantascienza ecosistemi

permalink | inviato da ariafritta il 15/9/2007 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia     settembre        novembre
 


Ultime cose
Il mio profilo



- larabafenice
- Precarity Blog
- Doppio 6
- Piazza Alimonda
- Troppa Grazia
- Davide's homepage
- Quando
- RossodiSara
- Jazztrain (Scacchi)
- Fantascienza
- ASPO - Il blog
- Blogberry
- Petrolio (uno sguardo dal picco)
- PataviumLudens
- Growth is Madness!
- Talking about Italy
- Crisis? What crisis?
----------------
- COSTITUZIONE ITALIANA
- ASPO Italia
- Eddyburg
- Life After The Oil Crash
- Neodemos.it
- Cosa respiriamo a Torino
- Catalogo Generale della Fantascienza


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom